Orti e profumi

Ci sono due angoli che piac­ciono particolarmente nella Casa Famiglia di Busto Garol­fo: l’orto e il giardino dei pro­fumi.

Il primo lo si scorge appena varcato il cancello d’ingresso, a sinistra in fondo al piazzale asfaltato. È una grande vasca di cemento piena di terra, a ri­dosso della recinzione, poggia­ta su basamenti che la solleva­no dal suolo per permettere a tutti, anche a chi non può stare curvo o è seduto su una sedia a rotelle, di poterci girare intorno e lavorare senza problemi. Ci si coltivano piante aromatiche e ortaggi che scelgono gli anzia­ni accompagnati dall’animatrice e da qualche volontario. I Resi­denti danno volentieri una mano quando si tratta di annaffiare o pulire la verdura che raccolgono. I più se ne stanno lì a gironzo­lare intorno alla vasca o seduti sotto il pergolato ondeggiante di kiwi ad osservare, chiacchie­rare, ricordare tra ciuffi di salvia e alloro. Un fazzoletto di terra accanto al pollaio delle galline e alla gabbia dei conigli, con le aiuole allineate e rigogliose di cui andare fieri.

Il giardino dei profumi è più nascosto. Un cortiletto interno a cielo aperto, racchiuso tra due corridoi e la sala da pranzo. Dalle finestre di quest’ultima chi è seduto a tavola, vede scorre­re, attraverso i colori e i profumi, le stagioni dell’anno. Il tempo in certi luoghi e in alcuni momenti della vita sembra essersi ferma­to per sempre. Mesi e stagioni non esistono più, solo una serie di giorni uno uguale all’altro. Ma se attraverso una finestra spa­lancata da una folata di vento, il profumo del calicanto solletica e dirige lo sguardo oltre il piatto della minestra fino a una diafana corolla, l’inverno e il suo grigiore spariscono d’incanto, oppure è il profumo del gelsomino in fiore, a scuotere il torpore e ad avvisare che la primavera è ormai inol­trata. E poi, l’odore della menta, il colore della lavanda. Abbiamo chiesto ad una signora prima che venisse ad abitare in Casa Fami­glia quali fossero le cose che non voleva lasciare e che avrebbe desiderato portare con sé.

Ci ha risposto : “Il mio orto e il mio coniglio bianco.”